«L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore, se non s’incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» Si tratta di un’inestimabile verità, densa di significato. Anzitutto, l’essere umano ha bisogno dell’amore (e non solo dell’accudimento) di altri, nella tenera infanzia per poter sopravvivere, e nel resto della vita per non patire diversi problemi della personalità. Inoltre, noi abbiamo costitutivamente bisogno non solamente di essere amati, ma anche di amare. In effetti, l’infelicità è una condizione di solitudine durevole: chi è realmente e non soltanto temporaneamente solo è tremendamente infelice. Certo, a volte abbiamo bisogno di stare a tu per tu con noi stessi, ma chi non intrattiene mai relazioni significative con alcuno è terribilmente infelice. Ci sono uomini solitari che vivono in pace con se stessi, ma la loro è una condizione di assenza di turbamento, di difesa dalle possibili ferite che derivano dai rapporti interpersonali, non di felicità. Infatti, non si può essere felici da soli, perché l’uomo è un essere sociale (e i contemplativi sono in stabile comunione con colui che Platone chiamava il Primo Amico). Del resto, per eliminare la solitudine non ci basta nemmeno vivere in mezzo agli altri, perché possiamo restare soli anche in mezzo ad una folla se intratteniamo delle relazioni superficiali. Abbiamo piuttosto bisogno di entrare in comunione interpersonale con gli altri, il che è possibile appunto grazie all’amore. Insomma, siamo spesso concentrati su noi stessi, quando invece (come dice un’immagine efficace di Kierkegaard), la porta della felicità si apre verso l’esterno, cioè amando gli altri. L’amore è pertanto la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano».
Lamberto Funghi
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3 anni fa
